Questi sono i lavori dove avvengono più tradimenti, secondo la psicologia

Parliamo di una cosa che tutti pensano ma pochi dicono ad alta voce: ci sono lavori che sembrano avere un biglietto diretto per la zona “è complicato” su Facebook. Non è questione di moralità o di persone intrinsecamente sleali, ma di un cocktail esplosivo fatto di stress, opportunità e dinamiche psicologiche che trasformano la macchinetta del caffè in un campo minato sentimentale.

Un’indagine condotta dal sito Gleeden ha fatto emergere dati che fanno venire i brividi: il 62% delle donne e il 56% degli uomini che hanno avuto storie extraconiugali le hanno iniziate proprio sul posto di lavoro. Più della metà delle relazioni clandestine nasce tra una riunione e l’altra, tra un turno notturno e una trasferta di lavoro. Alcune ricerche mostrano che il 31% delle relazioni extraconiugali coinvolge un collega, confermando che l’ufficio è terreno fertile per situazioni complicate.

Ma non tutti gli ambienti professionali sono uguali davanti al rischio tradimento. Alcune professioni sembrano avere una corsia preferenziale verso l’infedeltà, e la psicologia ha qualcosa da dire al riguardo.

La Classifica Che Nessuno Voleva Vedere

Al primo posto troviamo chi lavora nella finanza: broker, trader, consulenti finanziari. Gente che gestisce milioni di euro e apparentemente anche situazioni sentimentali parallele. Subito dopo, il settore dell’aviazione con piloti e assistenti di volo, che hanno letteralmente la scusa perfetta pronta: “Amore, sono a diecimila metri d’altezza, non potevo rispondere”.

Il mondo medico-sanitario non scherza: medici, chirurghi e infermieri figurano stabilmente tra le categorie più rappresentate nelle statistiche sull’infedeltà. E poi ci sono gli imprenditori, i manager di alto livello, i direttori generali e il personale amministrativo come segretarie e assistenti personali.

Prima che partiate con giudizi morali o paranoie varie, chiariamo subito: non stiamo dicendo che se il vostro partner è chirurgo automaticamente vi tradirà con l’anestesista. Stiamo parlando di tendenze statistiche, non di oroscopi professionali. La maggior parte delle persone in questi settori resta perfettamente fedele. Ma ci sono dinamiche psicologiche specifiche che rendono certi ambienti lavorativi più scivolosi di altri.

Lo Stress: Quando il Cervello Cerca Vie di Fuga

Passare dodici ore al giorno con il sistema nervoso in modalità allarme rosso ha conseguenze profonde. Il cortisolo e l’adrenalina circolano nel sangue come se foste inseguiti da un leone, solo che il leone in questo caso è un mercato finanziario impazzito o un paziente in codice rosso. Gli studi di psicologia organizzativa ci dicono che l’esposizione a stress prolungato aumenta il rischio di depressione e comportamenti che influenzano le relazioni personali.

Quando il cervello è cronicamente stressato, le energie emotive si prosciugano. È come avere un serbatoio che si svuota completamente durante le ore lavorative, lasciando il partner a casa con le briciole. Il problema è che nel frattempo al lavoro c’è qualcuno che capisce esattamente cosa state passando, perché lo vive sulla propria pelle.

Quel collega che sa cosa significa chiudere un affare da centinaia di migliaia di euro in cinque minuti, quella collega che ha vissuto con voi la tensione di un intervento chirurgico complicato: queste persone offrono una comprensione emotiva immediata e potentissima. Non è questione di essere più attraenti del partner: è che condividono un linguaggio emotivo che chi sta a casa semplicemente non può replicare, per quanto amorevole possa essere. E quando il cervello cerca disperatamente una valvola di sfogo dallo stress, chi è più a portata di mano? Esatto.

Il Potere Dà Alla Testa

Ecco un dato che fa riflettere: analizzando i dati del General Social Survey, si è scoperto che gli uomini in posizioni di alto prestigio professionale come CEO, chirurghi e medici mostrano tassi di infedeltà intorno al 18%, significativamente più alti rispetto a chi occupa ruoli meno influenti. Per le donne funziona al contrario, con l’infedeltà più frequente in impieghi meno prestigiosi.

La spiegazione psicologica è affascinante. Si chiama “senso di entitlement” legato al potere. Quando raggiungi posizioni di vertice, il tuo cervello viene bombardato costantemente da segnali che ti dicono quanto sei speciale: ammirazione, deferenza, persone che pendono dalle tue labbra. Il circuito della ricompensa nel cervello si abitua a questi livelli di gratificazione e inizia a pretenderli come diritti acquisiti.

Quella sensazione di “meritarsi di più” può estendersi dalla sala riunioni alla vita privata. Un direttore generale abituato a ottenere ciò che vuole, circondato da persone che lo ammirano professionalmente, può sviluppare l’idea distorta che certe regole non valgano per lui. “Sono speciale, lavoro durissimo, merito questa gratificazione extra” diventa un mantra pericolosissimo.

Per le donne, invece, il pattern è diverso. In ruoli operativi e stressanti come quello infermieristico o amministrativo, dove lo stress è altissimo ma il riconoscimento sociale scarso, emerge una vulnerabilità diversa: la fame emotiva di validazione. Quel medico o quel collega che finalmente riconosce il loro valore, che le fa sentire viste e apprezzate, diventa irresistibile non per attrazione fisica ma per bisogno disperato di sentirsi importanti.

La Doppia Vita Psicologica

Uno dei meccanismi più subdoli osservati nelle professioni ad alto rischio è la compartimentalizzazione mentale. Praticamente la capacità di dividere la vita in scatole separate che non comunicano tra loro. Un chirurgo che deve operare dopo aver ricevuto notizie terribili impara velocemente questa abilità: in sala operatoria è il professionista impeccabile, fuori può permettersi di crollare.

Questa stessa capacità diventa un’arma a doppio taglio nelle relazioni. Permette di mantenere una doppia vita senza cortocircuiti mentali devastanti. Al lavoro sei il professionista che ha quella cosa con la collega, a casa sei il partner presente e affettuoso. Non è necessariamente ipocrisia consapevole: è una vera separazione cognitiva che riduce il senso di colpa e spegne i campanelli d’allarme interni.

I piloti e gli assistenti di volo rappresentano l’esempio perfetto di questo meccanismo portato all’estremo. La loro vita è letteralmente divisa tra “casa” e “trasferta”. Non è una metafora: è geografia. E questa divisione fisica facilita enormemente quella psicologica.

Quale lavoro nasconde più pericoli per il cuore?
Pilota
Medico
Broker finanziario
CEO
Infermiere

L’Anonimato Come Alleato Pericoloso

Quando sei in una città dove nessuno ti conosce, le inibizioni sociali calano drasticamente. Non incontrerai il vicino di casa, non c’è rischio di beccare l’amica della moglie al ristorante, zero possibilità che qualcuno del tuo giro sociale ti veda entrare in quell’hotel con la collega.

La ricerca in psicologia delle relazioni ci dice che la vicinanza fisica quotidiana mantiene vivo il senso di “noi”, l’identità di coppia. Quando questa vicinanza viene meno per lunghi periodi ripetuti, quell’identità si indebolisce progressivamente. Un consulente finanziario che viaggia quattro giorni su sette inizia inconsciamente a costruire una vita parallela completa: routine proprie, luoghi abituali, relazioni professionali che diventano sempre più personali. Il partner a casa diventa quasi una figura separata dalla “vita vera” che si svolge altrove.

Quando il Lavoro Diventa il Vero Amore

C’è un termine tecnico per questo: workaholism, ovvero la sindrome da dipendenza dal lavoro. Ma non è solo questione di ore passate in ufficio. È un vero trasferimento di investimento emotivo dalla relazione primaria al lavoro. Succede quando una persona dedica tempo esclusivo al lavoro, trascurando necessità personali e causando danni alle relazioni.

Dove va la maggior parte dell’energia emotiva di un manager che lavora dodici ore al giorno? Dove si verificano i momenti di maggiore intensità, le sfide, i trionfi che fanno sentire vivi? Al lavoro. È lì che si sente competente, realizzato, stimolato intellettualmente. Il partner a casa riceve solo la versione esausta e svuotata.

In questo scenario, quella collega con cui condividi le vittorie professionali più importanti, che ti vede al tuo meglio, che ti stimola e ti sfida, inizia a occupare uno spazio emotivo che tradizionalmente apparteneva al partner romantico. Non è necessariamente attrazione fisica all’inizio: è intimità emotiva che si costruisce giorno dopo giorno, meeting dopo meeting, progetto dopo progetto. Gli studi mostrano che per il 65% delle donne il tradimento emotivo è più angosciante di quello fisico, proprio perché rappresenta quella connessione profonda che dovrebbe essere esclusiva.

Siamo Tutti Condannati?

Assolutamente no. Stiamo parlando di correlazioni statistiche, non di sentenze inevitabili. Anche nelle categorie più “a rischio”, circa tre quarti delle persone mantiene i propri impegni relazionali indipendentemente dal badge aziendale che portano al collo.

Le variabili individuali pesano enormemente. La qualità della relazione preesistente è il fattore predittivo più forte: chi è genuinamente soddisfatto del proprio rapporto, chi ha costruito comunicazione solida e intimità emotiva profonda con il partner, resiste molto meglio alle tentazioni professionali. La resilienza personale, i valori morali radicati, la capacità di gestire lo stress in modo sano: tutto questo conta più della professione.

Riconoscere di trovarsi in un ambiente lavorativo che presenta questi fattori di rischio non è ammettere debolezza. È intelligenza relazionale pura. Permette alle coppie di mettere in atto strategie preventive concrete invece di trovarsi impreparati quando le circostanze si complicano.

Le Strategie Che Funzionano Davvero

Cosa possono fare concretamente le coppie quando uno o entrambi lavorano in questi settori ad alto rischio? Gli psicologi relazionali hanno identificato alcune strategie protettive efficaci che vale la pena conoscere e mettere in pratica.

  • Comunicazione radicalmente onesta sui confini: non date per scontato cosa sia accettabile e cosa no. Stabilire confini chiari e condivisi prima che le situazioni ambigue si presentino è fondamentale.
  • Rituali di riconnessione intenzionale: quando il lavoro assorbe tanto, serve compensare con momenti di qualità strutturati e protetti. Gli esperti parlano di “appuntamenti sacri” che hanno la stessa priorità di una riunione importante col capo.
  • Trasparenza professionale totale: più un partner conosce il mondo lavorativo dell’altro, meno spazio c’è per quelle connessioni “esclusive” con i colleghi che diventano pericolose.
  • Gestione sana dello stress: quando lo stress lavorativo trova sfoghi salutari come sport, hobby o terapia, diminuisce drasticamente la necessità di cercare “valvole di sfogo” rischiose.

Consapevolezza È Potere

Capire che certe professioni creano condizioni più favorevoli all’infedeltà non significa arrendersi al fatalismo o vivere nella paranoia costante. Significa riconoscere che le relazioni, esattamente come le piante, hanno bisogno di cure specifiche a seconda dell’ambiente in cui crescono. Un cactus e una felce non possono ricevere le stesse attenzioni: stesso discorso per una coppia dove entrambi fanno gli insegnanti rispetto a una dove uno è pilota e vola costantemente.

La buona notizia è che la consapevolezza è già metà della battaglia vinta. Le coppie che riconoscono i fattori di rischio, che ne parlano apertamente senza accusarsi a vicenda, che costruiscono strategie preventive insieme come una squadra, hanno strumenti potentissimi per proteggere il loro legame. Non si tratta di controllare ossessivamente o limitare la libertà dell’altro, ma di nutrire intenzionalmente quello che il lavoro, involontariamente, tende a prosciugare.

Le statistiche raccontano tendenze generali, non destini individuali scritti nella pietra. Ogni coppia scrive la propria storia, indipendentemente da quello che dice il cartellino in ufficio o il grado sulle spalline dell’uniforme. Ma scriverla consapevolmente, conoscendo le insidie specifiche del percorso che avete davanti, aumenta enormemente le probabilità di arrivare al lieto fine senza deviazioni pericolose lungo la strada. Le professioni ad alto rischio non sono condanne, sono semplicemente avvertimenti.

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