Nonno si sentiva invisibile con i nipoti incollati allo schermo, poi ha applicato questo metodo ed è cambiato tutto

Quel senso di invisibilità che prova un nonno quando i nipoti adolescenti varcano la soglia di casa con lo sguardo già incollato allo schermo è una ferita silenziosa, ma profonda. Non si tratta semplicemente di nostalgia per i “bei tempi andati”: è la legittima preoccupazione di chi vorrebbe trasmettere valori, racconti e presenza, ma si ritrova a competere con notifiche, videogiochi e chat che sembrano avere una presa irresistibile sui ragazzi.

Secondo un’indagine del Pew Research Center condotta tra il 2022 e il 2023, circa il 95% degli adolescenti statunitensi tra 13 e 17 anni possiede uno smartphone o ha accesso a uno, e circa il 46% riferisce di essere online “quasi costantemente”. In Italia, i rapporti ISTAT e EU Kids Online indicano che la quasi totalità dei ragazzi tra 14 e 17 anni utilizza quotidianamente internet, con un forte incremento del tempo connesso rispetto alle generazioni precedenti. Studi su campioni italiani di adolescenti riportano mediamente diverse ore di utilizzo al giorno, spesso oltre le 4-5 ore complessive tra studio, social e intrattenimento, con quote non trascurabili che superano le 6 ore, soprattutto nei giorni non scolastici. Questi numeri non raccontano però l’intera storia: dietro quegli schermi luminosi ci sono cervelli in formazione, bisogni relazionali inespressi e, spesso, una difficoltà genuina nel gestire gli stimoli digitali.

Comprendere prima di giudicare: cosa succede nel cervello adolescente

La neuroscienza ci offre una prospettiva illuminante. Il cervello adolescente attraversa una fase di profonda riorganizzazione: numerosi studi di neuroimaging mostrano che la corteccia prefrontale continua a maturare fino alla tarda adolescenza e alla prima età adulta, con processi di sviluppo che possono estendersi fino a circa 24-25 anni. Questo significa che la capacità di inibire volontariamente uno stimolo gratificante come i social media o i videogiochi è ancora in sviluppo e può essere meno stabile rispetto a quella degli adulti, soprattutto in contesti emotivamente carichi o ricchi di stimoli.

I nonni che comprendono questo meccanismo possono trasformare la frustrazione in strategia. Non si tratta di giustificare ogni comportamento, ma di riconoscere che i nipoti adolescenti non stanno necessariamente ignorandoli per mancanza di affetto: stanno facendo i conti con sistemi neurobiologici che li rendono particolarmente sensibili alle ricompense immediate e alla novità. La progettazione di molte app e piattaforme digitali si basa proprio su meccanismi di rinforzo intermittente: notifiche imprevedibili, like, premi casuali nei videogiochi. Questi sistemi sono noti in psicologia comportamentale per essere particolarmente efficaci nel mantenere il comportamento ripetuto.

Strategie concrete per riconquistare l’attenzione senza conflitti

Proibire gli smartphone durante le visite può sembrare la soluzione più immediata, ma rischia di trasformare quegli incontri in campi di battaglia. La letteratura sulla psicologia adolescenziale suggerisce che approcci cooperativi, basati su regole condivise e co-decise, sono più efficaci nel favorire adesione e nel ridurre conflitti rispetto a divieti unilaterali.

Il patto delle zone tecnologia-free

Invece di imporre divieti unilaterali, i nonni possono proporre un accordo condiviso: identificare insieme ai nipoti momenti o spazi specifici in cui anche loro, nonni, si impegnano a lasciare da parte i dispositivi. “Durante il pranzo” o “nei primi 30 minuti della visita” diventano zone franche dalla tecnologia, valide per tutti. L’idea di regole familiari condivise sui media è coerente con le raccomandazioni di numerose società pediatriche, che suggeriscono la definizione congiunta di tempi e luoghi “screen-free” per favorire l’interazione faccia a faccia e la qualità delle relazioni.

Offrire alternative interessanti, non prediche

Un adolescente è più disposto a lasciare il telefono quando trova qualcosa di coinvolgente, non quando gli viene soltanto spiegato quanto fa male stare sullo schermo. I nonni possiedono un arsenale unico: competenze artigianali dimenticate, storie familiari mai raccontate, ricette tramandate. Un nonno che propone di insegnare a riparare una bicicletta, a preparare la pasta fatta in casa o a osservare le costellazioni attiva curiosità pratiche e momenti di relazione diretta che difficilmente uno schermo può sostituire. Studi sulle attività intergenerazionali mostrano che progetti pratici condivisi come laboratori, cucina, giardinaggio o artigianato favoriscono il senso di competenza, l’umore positivo e il legame tra le generazioni.

Entrare nel loro mondo digitale davvero

Questa strategia sorprende molti nonni, ma funziona: chiedere genuinamente ai nipoti di mostrare cosa stanno facendo sullo smartphone. Non con tono inquisitorio, ma con curiosità autentica. “Spiegami questo gioco che ti appassiona tanto” o “Mostrami come funziona quella app” trasforma lo schermo da barriera a ponte. Numerosi studi sulla mediazione familiare dei media digitali indicano che forme di mediazione partecipativa, come il co-uso e il dialogo sui contenuti, sono associate a una migliore qualità della relazione e a un uso più riflessivo dei dispositivi da parte dei ragazzi. I ragazzi spesso apprezzano il ruolo di “insegnanti” delle tecnologie verso gli adulti: questa inversione di ruoli valorizza le loro competenze e rafforza il legame.

Gestire le preoccupazioni legittime senza alienare i nipoti

La preoccupazione per una possibile dipendenza tecnologica è fondata, almeno per una minoranza di utilizzatori. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto il disturbo da gioco digitale come condizione clinica nella undicesima revisione della Classificazione Internazionale delle Malattie, approvata nel 2019. Tuttavia, esprimere queste preoccupazioni richiede delicatezza.

Anziché drammatizzare con frasi come “rovinerai la tua vita così”, i nonni possono condividere osservazioni specifiche: “Ho notato che sembri stanco o nervoso quando stai molto tempo al telefono; come ti senti tu?”. Questo approccio è coerente con i principi della Comunicazione Nonviolenta sviluppata dallo psicologo Marshall Rosenberg, che pone l’accento sull’osservazione senza giudizio, sull’espressione dei propri sentimenti e bisogni e su richieste formulate in modo rispettoso. L’uso di messaggi in prima persona riduce la probabilità di innescare reazioni difensive rispetto alle accuse dirette.

Costruire rituali che competono con gli algoritmi

Gli algoritmi dei social media sono progettati per favorire la ripetizione dell’uso, anche attraverso promemoria, notifiche e contenuti personalizzati che alimentano l’abitudine. I nonni possono fare qualcosa di analogo, ma con intenzioni più nobili. Creare rituali regolari e attesi – la telefonata del mercoledì sera per commentare una serie TV vista insieme, la passeggiata mensile in un luogo speciale, il progetto condiviso che si sviluppa visita dopo visita – costruisce anticipazione e presenza. Questi rituali funzionano perché soddisfano bisogni adolescenziali fondamentali: prevedibilità in un periodo di cambiamenti, attenzione esclusiva da parte di un adulto significativo, e senso di appartenenza a una relazione che li riconosce e li valorizza.

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Creo rituali più interessanti
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Quando coinvolgere i genitori e come farlo bene

Se la situazione genera sofferenza persistente, come sentimenti costanti di esclusione o conflitti in ogni visita, coinvolgere i genitori diventa ragionevole. Il dialogo dovrebbe concentrarsi su sentimenti personali piuttosto che accuse: “Mi sento distante dai ragazzi durante le visite e vorrei capire come possiamo tutti collaborare” è più costruttivo di “vostro figlio è dipendente dal telefono”. Molte famiglie stanno già lottando con questa dinamica. I nonni che si propongono come alleati nella ricerca di equilibrio, piuttosto che come critici aggiuntivi, ottengono maggiore collaborazione.

La generazione dei nonni ha attraversato rivoluzioni tecnologiche proprie, dalla diffusione della televisione all’arrivo dei computer e di internet. Questa esperienza, unita alla saggezza relazionale accumulata, rappresenta una risorsa preziosa. I nipoti adolescenti, dietro quegli schermi luminosi, hanno bisogno proprio di quella presenza paziente e di quegli sguardi che vedono oltre il momento presente. Riconquistare quello spazio richiede creatività, non nostalgia; comprensione, non rassegnazione.

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