Quando i nonni aprono la porta di casa ai nipoti, spesso si apre anche una dimensione parallela dove le regole abituali sembono sospese. Quel biscotto prima di cena che a casa è vietato, il “sì” automatico a ogni richiesta, l’orario della nanna che si dilata misteriosamente: scenari familiari a molte famiglie. Il risultato? Bambini che tornano a casa sovraeccitati, genitori esasperati e nonni che si sentono ingiustamente accusati. Questa dinamica, più comune di quanto si creda, nasconde in realtà una questione delicata che merita un’analisi approfondita, lontana dai luoghi comuni sul “vizio” dei nonni.
Perché i nonni faticano a dire di no
La difficoltà dei nonni nel mantenere i limiti non è capriccio o sabotaggio educativo. Rappresenta piuttosto l’espressione di un ruolo affettivo profondamente diverso da quello genitoriale. Il rapporto nonni-nipoti funziona come una sorta di seconda opportunità relazionale, caratterizzata da meno pressione legata ai compiti educativi primari e da un ruolo più affettivo che normativo. Questa libertà emotiva, però, può trasformarsi in permissivismo quando non accompagnata da consapevolezza e da un minimo coordinamento con i genitori.
Esiste inoltre un fattore generazionale significativo: molti nonni di oggi hanno cresciuto i propri figli in epoche in cui l’autorità genitoriale era meno negoziabile e gli stili educativi più improntati all’obbedienza e alla disciplina. Oggi, osservando stili educativi più dialoganti, possono percepire alcune regole come eccessivamente rigide o, al contrario, troppo elastiche, creando una dissonanza tra il loro sistema di valori e quello dei figli.
Le conseguenze reali sui bambini
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il problema principale non è che i bambini diventino “viziati” dopo qualche ora con i nonni. La vera difficoltà risiede nella confusione normativa che sperimentano. Un bambino tra i 2 e i 7 anni sta costruendo la propria mappa mentale del mondo, e questa mappa necessita di una certa coerenza per essere funzionale. I bambini in età prescolare faticano ancora a gestire regole fortemente variabili e richiedono contesti relativamente prevedibili per sentirsi sicuri.
Quando le regole cambiano drasticamente tra un ambiente e l’altro, il bambino non impara necessariamente a manipolare, ma può sviluppare piuttosto un senso di disorientamento. Tra i 2 e i 7 anni i bambini si trovano nella fase preoperatoria descritta da Jean Piaget, in cui il pensiero è ancora poco flessibile e fortemente legato al contesto immediato. La piena flessibilità contestuale, cioè la capacità di comprendere con facilità che regole diverse valgono in contesti diversi, si consolida soprattutto verso i 6-7 anni e prosegue negli anni successivi.
I segnali da non ignorare
- Crisi di pianto o capricci immediatamente dopo il rientro da casa dei nonni
- Frasi del tipo “ma il nonno mi lascia fare” utilizzate come argomento negoziale
- Difficoltà nel ripristinare routine basilari come sonno e alimentazione
- Aumento delle opposizioni nei giorni successivi alla visita
Questi segnali rappresentano la risposta dei bambini a cambiamenti bruschi di routine o a regole percepite come incoerenti, e meritano attenzione da parte di entrambe le generazioni.
Costruire un ponte tra due mondi educativi
La soluzione non passa attraverso l’imposizione rigida di regole identiche, né attraverso la riduzione del tempo trascorso con i nonni. Serve invece costruire quella che viene definita coerenza flessibile: un nucleo di regole fondamentali condivise, attorno al quale possono esistere piccole concessioni legate al contesto.
Il nucleo intoccabile
Genitori e nonni dovrebbero identificare insieme 3-5 regole assolutamente non negoziabili, legate principalmente a sicurezza, salute e rispetto. Ad esempio: cintura di sicurezza sempre allacciata, uso corretto del seggiolino in auto, limiti chiari su tempo di schermo legati all’età, non si picchia e non si ferisce l’altro. Queste regole vanno scritte, discusse e condivise esplicitamente, senza dare nulla per scontato.

La zona grigia permessa
Parallelamente, è importante che i genitori riconoscano legittimità alle “eccezioni dei nonni” in ambiti non critici. Un dolce in più, restare alzati mezz’ora oltre l’orario abituale, guardare un cartone in più: queste piccole trasgressioni, se inserite in una cornice prevedibile e non quotidiana, non risultano dannose per lo sviluppo e possono diventare parte del rito speciale dello stare con i nonni, purché non interferiscano in modo sistematico con la salute o con la sicurezza.
Il dialogo che funziona davvero
Le conversazioni tra generazioni su questi temi falliscono spesso perché partono da reciproche accuse. I genitori si sentono delegittimati, i nonni giudicati e svalutati nel loro ruolo affettivo. Un approccio efficace richiede invece un cambio di prospettiva radicale.
Invece di elencare cosa i nonni “sbagliano”, i genitori possono condividere le difficoltà concrete che incontrano: “Dopo la domenica dai nonni, il lunedì sera Luca fatica moltissimo ad addormentarsi e questo crea tensione per tutta la settimana”. Questo tipo di comunicazione centrata su osservazioni, sentimenti, bisogni e richieste concrete è al centro del modello della Comunicazione Nonviolenta descritto da Marshall Rosenberg, e risulta molto più efficace degli approcci accusatori per facilitare la collaborazione tra adulti che condividono la cura dei bambini.
Allo stesso tempo, i nonni devono sentirsi liberi di esprimere le proprie fatiche: gestire l’energia di un bambino a 70 anni è oggettivamente diverso che farlo a 35, anche per motivi fisiologici come riduzione della resistenza fisica e maggiore affaticabilità. Ammettere che dire sempre di sì è anche una strategia per evitare conflitti quando si hanno meno energie non è una sconfitta, ma un punto di partenza per trovare soluzioni pratiche, come attività più calme o routine condivise che richiedano meno negoziazioni.
Strumenti concreti per la quotidianità
Una strategia efficace è la preparazione anticipata del bambino, cioè l’uso di spiegazioni semplici per ridurre la reattività di fronte ai cambiamenti di contesto. Prima di andare dai nonni, un genitore può dire: “Dai nonni alcune cose sono diverse, ma ricorda che quando torniamo a casa vale sempre la nostra regola su…”. Questo aiuta il bambino a mentalizzare il cambiamento di contesto e riduce la probabilità di conflitti al rientro.
Un altro strumento utile è il “quaderno dei nonni”: un piccolo diario dove annotare cosa si è fatto insieme, cosa si è mangiato, a che ora si è andati a letto. Non come controllo poliziesco, ma come strumento di comunicazione che permette ai genitori di capire cosa aspettarsi e ai nonni di sentire riconosciuto il loro contributo. Strumenti simili sono usati da anni nei servizi educativi per l’infanzia e garantiscono una migliore continuità educativa.
Per i nonni che vivono la fatica del “dire no” come un tradimento del legame affettivo, può essere liberatorio scoprire che anche il limite è una forma d’amore. Insegnare l’attesa, la frustrazione tollerabile e il fatto che non tutti i desideri possono realizzarsi immediatamente sono aspetti centrali dello sviluppo dell’autoregolazione emotiva nei bambini. La capacità di tollerare la frustrazione e di integrare emozioni intense è un fattore chiave per un sviluppo emotivo sano.
La relazione tra nonni e nipoti rappresenta una ricchezza insostituibile nelle biografie familiari: è associata a maggiore benessere sia nei bambini sia negli anziani, in termini di supporto emotivo, senso di continuità familiare e persino salute mentale. Proteggere questa relazione significa trovare equilibri autentici, non perfetti. Significa accettare che convivano rigore e tenerezza, regole e strappi alla regola, sempre con un obiettivo comune: il benessere di quel bambino che appartiene a entrambe le generazioni, in modi diversi ma egualmente legittimi.
Indice dei contenuti
