Quando ci troviamo davanti al banco frigo del supermercato e vediamo la platessa in offerta a un prezzo particolarmente allettante, raramente ci fermiamo a leggere con attenzione l’etichetta. Eppure, dietro quella confezione promozionale potrebbe celarsi un’informazione poco chiara: la provenienza geografica del prodotto. Non si tratta di un dettaglio secondario, ma di un elemento fondamentale che incide sulla qualità di ciò che portiamo in tavola e sull’impatto ambientale delle nostre scelte alimentari.
Cosa si nasconde dietro le diciture generiche
La normativa europea impone l’indicazione della zona di cattura per i prodotti ittici, espressa tramite le zone FAO di pesca. Questa informazione è spesso riportata con diciture ampie come “Atlantico Nord-Orientale (FAO 27)”, che coprono aree vastissime, dal Mare di Barents al Golfo di Biscaglia, con condizioni ambientali e modalità di pesca molto diverse.
Parliamo di migliaia di chilometri di distanza tra possibili aree di pesca, con caratteristiche ambientali differenti per temperatura, salinità e produttività. I metodi di cattura variano notevolmente, dalla pesca a strascico demersale ad altri attrezzi, e gli stati degli stock presentano livelli di sfruttamento molto diversi tra sottozone della stessa macro-area. L’International Council for the Exploration of the Sea ha evidenziato più volte come uno stesso codice FAO 27 comprenda diversi stock di platessa gestiti separatamente.
La platessa può provenire dal Mare del Nord, dal Mar Baltico, dalle coste norvegesi o da altre sotto-aree dell’Atlantico Nord-Orientale. Ogni zona presenta specificità di temperatura dell’acqua, profondità e regime di pesca che influenzano la crescita e la condizione dei pesci. Gli organismi scientifici internazionali trattano infatti la platessa come una serie di stock distinti, perché la loro dinamica di popolazione e lo stato di sfruttamento differiscono sensibilmente da area ad area.
Perché la provenienza geografica fa la differenza
La qualità della platessa è influenzata dal suo habitat e dalle condizioni ambientali. Studi su pesci marini demersali in acque temperate e fredde mostrano che la temperatura dell’acqua e la disponibilità di cibo influiscono sul tasso di crescita, sul contenuto lipidico e sulla consistenza delle carni. I pesci che crescono in acque più fredde tendono ad avere carni più sode e un profilo lipidico diverso rispetto a quelli di acque più calde.
Ma c’è un aspetto ancora più rilevante: lo stato di sfruttamento degli stock. L’ICES classifica gli stock in base a criteri di sostenibilità biologica. Per la platessa nel Nord Est Atlantico, alcuni stock sono sfruttati in maniera sostenibile o in recupero, mentre altri sono stati in passato sovrasfruttati o mostrano segnali di pressione elevata, anche se la situazione è generalmente migliorata grazie ai piani di gestione UE.
Acquistare platessa senza conoscere almeno la zona FAO specifica rende più difficile scegliere prodotti provenienti da stock gestiti secondo pareri scientifici aggiornati e da pesche con minore impatto sugli ecosistemi marini.
Il paradosso delle offerte promozionali
Le promozioni sui prodotti ittici richiedono grandi volumi per rifornire molti punti vendita in tempi brevi. Organizzazioni che monitorano la filiera ittica europea evidenziano come, nelle fasi di forte promozione, i retailer tendano a ricorrere a una pluralità di fornitori e lotti, spesso prodotti in aree diverse ma commercializzati sotto una stessa voce merceologica.

L’uso di diciture ampie sulla zona di cattura può facilitare la miscelazione di partite provenienti da sotto-zone differenti all’interno di una stessa macro-area FAO, mantenendo il requisito legale minimo ma riducendo la trasparenza reale sulla precisa origine. Durante le settimane promozionali ha quindi senso prestare particolare attenzione alle etichette e, quando possibile, chiedere informazioni aggiuntive al banco servito.
Come difendersi e fare scelte consapevoli
Esistono strumenti concreti per non fermarsi alle informazioni generiche. I codici FAO identificano in modo standardizzato le zone di pesca. Un’etichetta che riporta solo “FAO 27” indica l’intero Atlantico Nord-Orientale, un’area vastissima. Indicazioni più precise come “FAO 27, Subarea 4 (North Sea)” permettono una tracciabilità superiore, perché collegano il prodotto a uno stock e a un regime di gestione ben identificati nei pareri scientifici e nei regolamenti UE.
Gli indizi da cercare in etichetta
- Metodo di produzione: per la platessa, la pesca a strascico demersale è il metodo più comune nel Mare del Nord. Numerosi studi mostrano che questo metodo ha effetti significativi sui fondali rispetto ad attrezzi meno impattanti
- Certificazioni riconosciute: prodotti con tracciabilità più rigorosa spesso riportano certificazioni di pesca sostenibile come MSC, che si basa su standard verificati da terze parti su stato degli stock, impatto sugli ecosistemi e gestione della pesca
Il peso delle scelte quotidiane
Le scelte dei consumatori influenzano concretamente il mercato. Diversi studi di economia agro-alimentare mostrano che la domanda per prodotti certificati o meglio tracciati spinge la distribuzione a incrementare l’offerta di prodotti con standard di sostenibilità più elevati. Chiedere informazioni al banco, evitare prodotti con etichettatura troppo vaga e preferire pesce proveniente da stock valutati come sostenibili contribuisce a orientare il mercato nella direzione giusta.
La platessa non è un prodotto irrilevante dal punto di vista ecologico: è una specie demersale commerciale importante nei mari europei, oggetto di gestione specifica nei regolamenti UE sui limiti di cattura. I pareri scientifici hanno in passato indicato per alcuni stock periodi di sovrasfruttamento, seguiti da misure di gestione e, in diversi casi, da segnali di recupero. La pressione di pesca resta un elemento chiave da monitorare.
Le offerte promozionali non devono diventare un motivo per abbassare la guardia sulla qualità e sulla tracciabilità. Scegliere prodotti con origine chiara, metodo di pesca indicato e, quando possibile, certificazioni indipendenti, è il modo più concreto per ridurre il rischio di contribuire al depauperamento di stock vulnerabili e al degrado degli ecosistemi marini. Un prezzo conveniente oggi potrebbe nascondere costi ambientali ben più alti che ricadranno su tutti noi domani.
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